archivio fotografico giancolombo

L’archivio storico del famoso fotoreporter “pioniere e gentiluomo” Gian Battista Colombo è gestito online con il software DAM MomaPIX. I suoi scatti rappresentano una testimonianza importante per il nostro Paese.

Abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare sua figlia Susanna, che ci parla appassionatamente di suo padre, del pathos e della suggestione estetica delle sue fotografie...facendoci emozionare all’ascolto del racconto stesso!

Gestione online e promozione dell’archivio storico Giancolombo

Susanna, quando e perché hai deciso di mettere online l'archivio di tuo padre? “Dopo la decisione naturale di creare un sito web che ricordasse il lavoro e la figura di Giancolombo, ma che si configurava solo come vetrina statica, il mercato stesso ci ha richiesto di evolvere lo spazio iconografico e mettere a disposizione degli addetti del settore la parte dell’archivio già digitalizzata.”

In che modo porti avanti la promozione dell'archivio storico Giancolombo? “Spesso mi sorprende il fatto che non ce ne sia quasi bisogno. Molte richieste provengono da chi già conosce l’Autore e ne richiede espressamente le immagini a scopo iconografico oltre che documentale. Devo dire tuttavia che la presenza in rete dell’archivio in forma visibile, non protetta da password di accesso, è un incentivo e suscita interesse.”

Chi sono i principali interlocutori interessati alle foto dell'archivio? “Si è sviluppata molta attenzione per le immagini del nostro passato, per la memoria del nostro Paese. Così l’archivio si trova ad essere una fonte importante per chi allestisce mostre celebrative, per chi lavora nelle riviste che vogliono ricordare come vivevamo nel ventesimo secolo; le immagini infatti riescono a mostrare sia la nostra evoluzione dal punto di vista culturale e sociale sia alcune peculiarità che non sono mai cambiate.”

Valorizzazione dell’archivio fotografico come testimonianza storica

Susanna, cosa rappresenta per te l'archivio storico Giancolombo? “Il lascito del talento di mio padre. Una testimonianza storica. Una fonte preziosa di informazioni. Una suggestione estetica continua. Sono gelosa delle immagini in modo passionale e quasi ossessivo, nonostante sia felice quando posso condividerle, mostrare agli altri quello che io ho la fortuna di vedere ogni giorno.”

Quali sono state le circostanze per cui tuo padre si è affermato come fotoreporter così noto? “Nel periodo storico del dopoguerra, terreno fertile per chi avesse talento e determinazione, il mondo dell’editoria fu estremamente ricettivo e riconobbe alla fotografia il ruolo di testimonianza fondamentale oltre la parola scritta - Giancolombo infatti non appena cominciò a collaborare con il Corriere Lombardo, ricevette la qualifica di “cronista con macchina fotografica”. Ma i grandi Direttori dei giornali dell’epoca (Buzzati, Benedetti, Rusconi, Tofanelli, per citare solo alcuni nomi egregi) erano molto esigenti e pretendevano un prodotto di alto livello. Così si è creato quello che viene conosciuto come il periodo d’oro del giornalismo, che ha visto le migliori firme e i migliori fotografi, perché la qualità era fondamentale. In questo contesto Giancolombo propose le propria capacità e in uno scambio continuo con la lezione del giornalismo, innestò la propria ricetta di velocità e presenza di spirito: i suoi scoop – come quello di Churchill che fa il bagno al Lido di Venezia - sono stati veri colpi di teatro.”

Secondo te qual è stato il segreto di tuo padre per diventare così famoso? “Mi viene una risposta semplice: era bravo. Dopo la fase in cui era sufficiente essere nel posto giusto al momento giusto, gli anni successivi hanno visto la sua ascesa nel mondo del reportage attraverso la qualità delle immagini, fatta di tecnica, di raziocinio ma anche di passione – o meglio di pathos, nell’accezione della condivisione dell’emozione che il soggetto o la situazione gli trasmettevano, consentendogli di esserne parte rimanendo tuttavia un rispettoso osservatore esterno. Nel tempo anche gli interlocutori cambiarono: dai rotocalchi ai magazine come L’Illustrazione Italiana, che gli chiedeva dei veri e propri racconti fotografici.”

Quali sono state secondo te le sue qualità migliori dal punto di vista umano e professionale? “Qualcuno in un articolo ha descritto Giancolombo come “pioniere e gentiluomo”, che racchiude l’essenza del suo modo di porsi al mondo e alla fotografia. Pioniere per l’imprenditorialità, innovativa per l’epoca: la creazione cioè di un’agenzia strutturata sul modello delle redazioni del grandi giornali francesi, dove ogni giorno si decidevano gli inviati e i servizi da realizzare assieme ai collaboratori. La fama venne anche attraverso questa struttura, che rispondeva alle richieste delle riviste italiane ma anche internazionali, come Paris Match e Life. Gentiluomo per il suo modo di porsi, mai invasivo, che gli permetteva di instaurare un rapporto con le personalità che voleva riprendere e di ottenere così il ritratto migliore.”

Le foto emozionanti dell’archivio storico Giancolombo

Susanna, c'è una foto dell’archivio Giancolombo che ami particolarmente? Puoi dirci il perché? “Ce ne sono molte; quando eseguo delle scansioni in digitale, mi succede spesso di trovare l’immagine che mi toglie il respiro. Dal bacio rubato al luna park a Milano, nel 1950, che riprende in un gioco grafico perfetto due innamorati in un labirinto; alla fotografia scattata a un pittore bohèmien in rue Mouffetard a Parigi, nel 1953, dolcevita nero, sguardo francese e un gatto siamese sulla spalla. Quest’ultima è rimasta come sfondo sul mio computer per molto tempo. Ma quella che mi è rimasta ‘dentro’ è un’immagine che risale al 1947, nel periodo in cui Giancolombo era ancora un freelance, prima della fondazione dell’agenzia; è il ritratto di alcuni uomini, scattata probabilmente in un albergo dei poveri, come si chiamavano al tempo le strutture ricettive per i più indigenti. Le espressioni colte sui volti dicono di quel periodo storico e sociale molto più di mille racconti.”

Cos'è la fotografia per la tua famiglia? “Qualcosa di inevitabile e naturale, abbiamo respirato tecnica, pellicola e carta fotografica da sempre. Ho avuto tra le mani una fotocamera (seria) a 5 anni, e in casa mia c’erano cassetti interi pieni di fotografie. Mia sorella ha vinto un concorso di fotografia a 10 anni e mia nipote scatta immagini bellissime. Ma mio padre non ha mai dispensato insegnamenti, solo consigli e commenti agli scatti. Da quando seguo il suo archivio, naturalmente, i suoi insegnamenti sono davanti ai miei occhi.”

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