Lo chiamano visual storytelling, si tratta di raccontare un territorio, i suoi uomini, le sue tradizioni attraverso immagini e filmati.

Abbiamo parlato di queste tematiche con Toni Spagone, fotografo di Realy Easy Star che con i suoi meravigliosi scatti, dà risalto a posti più o meno noti in giro per l’Italia.

In un mondo affollato di immagini e contenuti audio/visivi, quali sono gli elementi che fanno spiccare un servizio fotografico?

Un buon testo corredato da immagini fotografiche di scarsa qualità, sicuramente ha un impatto molto negativo sul pubblico. Oggi si è sempre più abituati alle immagini, quindi prima di leggere un testo ci soffermiamo su queste e, se non catturano l’attenzione dello spettatore, difficilmente si passa alla lettura.

Le immagini oltre a dover essere graficamente corrette, devono avere l’impronta dell’autore. Una buona immagine, deve sempre cercare di andare oltre i soliti stereotipi di foto cosiddetta da “catalogo”. Queste le puoi trovare in qualsiasi agenzia di microstock a pochi centesimi ma, per raccontare una storia fotografica, c’e bisogno prima di una interpretazione e poi di un occhio che la veda come già definita.

Da dove parti per realizzare il servizio fotografico?

Per creare un buon servizio fotografico è importante conoscere il soggetto. Non fa differenza se questo è un luogo, una persona o un fatto, bisogna documentarsi. Bisogna conoscere la storia del tema, studiarne i particolari, entrare nel profondo per catturarne l’essenza e tradurla in immagini. Il servizio viene prima pensato, poi si crea una specie di traccia ( che può essere un itinerario o altro) e per ultimo vengono realizzate le fotografie.

Ci sono delle regole precise da seguire per valorizzare un territorio attraverso la fotografia?

Sicuramente… la prima cosa da fare è documentarsi sul luogo, per poi cercare i punti di forza che si vuole mettere in evidenza (questi possono essere monumentali, paesaggistici, gastronomici o architettonici). Io personalmente cerco di dare un’impronta personale, cercando di interpretare il luogo nel suo interiore.

Ad esempio, in un importante reportage che ho realizzato a Genova – città che trovo bellissima – ho dovuto ricercare a fondo attraverso le persone e le cose per poter entrare nella sua anima. Genova, a differenza di altre città più blasonate come Venezia, Firenze o Roma ha una bellezza meno appariscente, più riservata, più interiore, ma alla fine altrettanto importante.

Quanto è importante dotarsi di uno strumento per la gestione dei contenuti digitali?

Ritengo che oggi, se vuoi lavorare con le immagini, devi obbligatoriamente dotarti di strumenti che possano gestire al meglio i contenuti digitali. Ne esistono tanti per la gestione documentale, noi ne abbiamo scelto uno specializzato per foto e video. Il software MomaPIX ci permette di archiviare in sicurezza il nostro materiale, ritrovarlo con grande semplicità e promuoverlo all’esterno, avendo anche un tool di email marketing integrato.

A commissionare i lavori sono principalmente editori o si avverte una maggiore sensibilità da parte di aziende/enti che hanno a che fare con il territorio?

I lavori fotografici, per quanto mi riguarda, sono commissionati principalmente da case editrici per riviste, libri, ma anche da enti pubblici. Sicuramente alcune fondazioni private e aziende si stanno impegnando per valorizzare il territorio finanziando progetti culturali che sfociano poi in mostre o in volumi fotografici di interesse pubblico.